Il colosso di Ramses II disteso nel museo di Memphis a Mit Rahina
statua 🏆 Patrimonio UNESCO 4.5/5

Statua di Ramses II a Memphis

Il colossale colosso in calcare di Ramses II, capolavoro della scultura egizia conservato nel museo di Mit Rahina.

La Statua di Ramses II a Memphis: un Colosso tra le Sabbie

Nel cuore del piccolo museo di Mit Rahina, l’antico sito di Memphis, giace uno dei capolavori più impressionanti della scultura monumentale egizia: il colosso di Ramses II. Questa gigantesca statua in calcare, lunga circa 10 metri nella sua forma attuale e originariamente alta circa 13 metri quando era in posizione eretta, rappresenta il grande faraone della XIX dinastia in tutta la sua maestà divina. Rinvenuta nel 1820 dall’esploratore italiano Giovanni Battista Caviglia, la statua è oggi esposta in posizione orizzontale all’interno di un edificio appositamente costruito per la sua conservazione, e costituisce la principale attrazione del sito archeologico di Memphis.

Ramses II, noto anche come Ramses il Grande, fu uno dei faraoni più potenti e celebrati della storia egizia. Il suo regno, durato circa 66 anni (1279-1213 a.C.), fu caratterizzato da un’attività edilizia senza precedenti, da campagne militari in tutto il Vicino Oriente e da una politica di auto-glorificazione sistematica. Statue colossali a sua immagine furono erette in tutto l’Egitto, da Abu Simbel a Luxor, da Tanis a Memphis, ma il colosso di Memphis resta uno dei più raffinati e meglio conservati.

La Scoperta e la Storia della Statua

Il Ritrovamento di Caviglia

Giovanni Battista Caviglia, esploratore e archeologo genovese attivo in Egitto nei primi decenni del XIX secolo, scoprì il colosso nel 1820 durante scavi nella zona del tempio di Ptah a Memphis. La statua giaceva rovesciata nel fango, parzialmente sepolta dalle alluvioni successive del Nilo. Le sue condizioni di conservazione erano straordinariamente buone, protetta com’era stata dallo strato di limo che l’aveva ricoperta per secoli.

La scoperta attrasse immediatamente l’attenzione del mondo accademico europeo. Muhammad Ali Pascià, allora governatore dell’Egitto, offrì la statua al British Museum, ma l’istituzione londinese declinò l’offerta a causa delle difficoltà e dei costi proibitivi del trasporto di un monolite di tali dimensioni. Questa decisione, probabilmente dettata da considerazioni pratiche, si rivelò in seguito fortunata: la statua rimase in Egitto, dove è diventata uno dei simboli più potenti del patrimonio culturale della nazione.

La Questione della Posizione Originale

La statua originariamente si ergeva probabilmente all’ingresso del grande tempio di Ptah, la divinità principale di Memphis. La posizione esatta resta oggetto di dibattito, ma le dimensioni colossali e la qualità della lavorazione suggeriscono che fosse collocata in un punto di massima visibilità, forse affiancata da una statua gemella. La frattura delle gambe sotto le ginocchia, probabilmente causata da un terremoto o dal cedimento del terreno, rese impossibile ricollocare la statua in posizione eretta, e fu quindi deciso di esporla orizzontalmente.

Dal Museo Temporaneo alla Sede Attuale

Nel corso del XX secolo, fu costruito un edificio specifico per ospitare e proteggere il colosso. L’attuale struttura permette ai visitatori di ammirare la statua sia dal livello del pavimento, accanto alla statua stessa, sia da una galleria sopraelevata che offre una vista dall’alto dell’intera scultura. Questa doppia prospettiva è fondamentale per apprezzare contemporaneamente i dettagli ravvicinati della lavorazione e le proporzioni monumentali dell’opera.

Analisi Artistica e Tecnica

Dimensioni e Materiale

Il colosso di Memphis è scolpito in un singolo blocco di calcare fine, un materiale che, sebbene meno pregiato del granito rosa utilizzato per altre statue colossali di Ramses II, ha permesso agli scultori di raggiungere un livello di dettaglio straordinario. La statua nella sua forma attuale misura circa 10,3 metri di lunghezza. Considerando le gambe mancanti, l’altezza originale è stimata intorno ai 13 metri, rendendo questo colosso uno dei più grandi esempi di scultura monumentale dell’antico Egitto.

Il peso della statua è stimato in circa 83 tonnellate, una massa che pone interrogativi sulla tecnica utilizzata per trasportarla dalle cave di calcare al sito del tempio. Il blocco di pietra fu probabilmente estratto dalle cave di Tura, situate sulla riva orientale del Nilo di fronte a Memphis, e trasportato via fiume utilizzando grandi chiatte. La scultura fu quasi certamente realizzata in loco, con gli scultori che lavorarono il blocco grezzo direttamente nella sua posizione finale.

La Maestria Scultorea

L’aspetto più notevole del colosso di Memphis è la qualità eccezionale della lavorazione. Il volto del faraone è scolpito con una perizia che raggiunge livelli di vera e propria perfezione artistica. I lineamenti sono idealizzati secondo i canoni della scultura ramesside: fronte alta e serena, occhi a mandorla leggermente incassati sotto sopracciglia arcuate, naso diritto e proporzionato, labbra piene che accennano il celebre sorriso enigmatico dei ritratti di Ramses II, mento forte e squadrato che comunica autorità e determinazione.

Il copricapo nemes, l’iconico copricapo regale a strisce, è reso con un’attenzione al dettaglio impressionante: le pieghe del tessuto sono modellate con precisione, e le bande alterne sono chiaramente distinguibili. Sulla fronte, il cobra ureo, simbolo del potere regale e della protezione divina, sporge con realismo scultoreo. La doppia corona dell’Alto e Basso Egitto che probabilmente sormontava il copricapo è andata perduta.

Il torso della statua rivela una padronanza anatomica notevole. I pettorali sono ampi e potenti, le braccia muscolose stringono al petto un oggetto cerimoniale, e la cintura del kilt reale è decorata con il cartiglio contenente il nome di Ramses II, inciso con estrema precisione. La cintura stessa è un capolavoro di intaglio miniaturistico applicato su scala monumentale: i geroglifici sono piccoli ma perfettamente leggibili, e le decorazioni del tessuto sono rese con accuratezza quasi ossessiva.

Le Iscrizioni

Le iscrizioni geroglifiche presenti sulla statua forniscono informazioni preziose sull’identità e sui titoli del faraone. Il cartiglio principale contiene il nome di nascita “Ramses, amato da Amon” e il nome del trono “User-Maat-Ra, scelto da Ra”. Lungo i fianchi e sulla base della statua, iscrizioni aggiuntive elencano i titoli reali e le epiteti divini del faraone, confermandone il ruolo di intermediario tra il mondo degli dei e quello degli uomini.

Ramses II: il Faraone dei Record

Un Regno Straordinario

Per comprendere appieno il significato del colosso di Memphis, è necessario conoscere la figura storica di Ramses II. Salito al trono intorno ai 25 anni, governò l’Egitto per oltre sei decenni, un periodo durante il quale il paese conobbe un’epoca di prosperità, espansione e fervente attività costruttiva. Ramses II condusse campagne militari in Nubia, Libia e nel Levante, e la sua battaglia contro gli Ittiti a Kadesh nel 1274 a.C. è una delle battaglie antiche meglio documentate.

Ma fu soprattutto come costruttore che Ramses II lasciò il segno più profondo. I templi di Abu Simbel, il Ramesseum a Tebe, le aggiunte al tempio di Karnak e al tempio di Luxor, il tempio di Abido e innumerevoli altri monumenti in tutto l’Egitto portano il suo nome. Si stima che Ramses II abbia commissionato più statue e monumenti di qualsiasi altro faraone, e il colosso di Memphis è tra i meglio riusciti di questa vasta produzione artistica.

L’Eredità nella Scultura Monumentale

La tradizione delle statue colossali non nacque con Ramses II, ma fu sotto il suo regno che raggiunse l’apogeo. Le dimensioni eccezionali non erano motivate solo dalla vanità del sovrano, ma avevano un profondo significato religioso e politico. Le statue colossali rendevano visibile e tangibile il potere divino del faraone, fungendo da intermediari tra il mondo terreno e quello celeste. Per il popolo egizio, queste statue non erano semplici rappresentazioni del re, ma veri e propri ricettacoli della sua essenza divina, oggetti di culto ai quali venivano rivolte preghiere e offerte.

Il confronto tra il colosso di Memphis e le altre statue di Ramses II sparse per l’Egitto rivela interessanti differenze stilistiche. La statua di Memphis è caratterizzata da una morbidezza e una delicatezza dei tratti che la distinguono dalle versioni più schematiche e severe presenti in altri siti. Questa differenza potrebbe essere dovuta al materiale utilizzato, il calcare fine che permetteva una lavorazione più dettagliata rispetto al granito duro, ma potrebbe anche riflettere la mano di una bottega scultorea particolarmente abile attiva a Memphis.

L’Esperienza della Visita

Un Incontro Ravvicinato con la Storia

La visita al colosso di Ramses II è un’esperienza emotivamente intensa. Entrando nell’edificio del museo, il visitatore si trova immediatamente di fronte alla statua, la cui mole impressionante occupa quasi interamente lo spazio. La vicinanza fisica con la scultura, possibile grazie alla disposizione del percorso di visita, permette di osservare dettagli che sarebbero invisibili se la statua fosse eretta alla sua altezza originale: le venature del calcare, i segni degli strumenti degli scultori, le sfumature dell’espressione del volto.

La galleria sopraelevata offre una prospettiva completamente diversa. Dall’alto, si apprezza la simmetria della statua, l’armonia delle proporzioni e la maestria con cui gli scultori hanno reso il corpo umano su scala monumentale. Il contrasto tra la visione ravvicinata dal basso e la panoramica dall’alto arricchisce l’esperienza e permette una comprensione più completa dell’opera.

La Connessione con il Colosso del Cairo

È interessante notare che la statua originariamente gemella di questo colosso, rinvenuta nello stesso sito, fu trasferita al Cairo nel 1955 e collocata nella piazza antistante la stazione ferroviaria principale, dove divenne uno dei simboli più riconoscibili della capitale egiziana. Nel 2006, per proteggerla dall’inquinamento e dalle vibrazioni del traffico, fu spostata al Gran Museo Egizio di Giza. La storia di queste due statue gemelle illustra le diverse filosofie di conservazione che hanno caratterizzato la gestione del patrimonio archeologico egiziano.

Consigli per la Visita

Come Organizzarsi

La visita al colosso di Ramses II è parte integrante della visita al sito di Memphis e non richiede un biglietto separato. Si consiglia di dedicare al colosso almeno mezz’ora, prendendosi il tempo necessario per osservarlo da entrambe le prospettive e per leggere le informazioni esposte all’interno del museo. Combinare la visita con l’esplorazione del giardino esterno dove si trovano la Sfinge di Alabastro e gli altri reperti completa l’esperienza del sito.

Suggerimenti Fotografici

Per fotografare efficacemente il colosso, si consigliano obiettivi grandangolari per catturare l’intera statua dallo spazio limitato dell’edificio. La luce naturale entra dall’alto attraverso lucernari, creando un’illuminazione morbida e uniforme ideale per la fotografia. Dalla galleria superiore, le foto dall’alto sono particolarmente efficaci per mostrare la statua nella sua interezza. Il flash è sconsigliato per non disturbare gli altri visitatori e per ottenere risultati più naturali.

Riflessioni Finali

Il colosso di Ramses II a Memphis è molto più di una statua: è un ponte diretto tra il nostro tempo e l’epoca d’oro della civiltà egizia. Ammirando i lineamenti sereni e potenti del grande faraone, scolpiti oltre tremila anni fa da mani esperte nel calcare della valle del Nilo, il visitatore non può fare a meno di riflettere sulla grandezza di una civiltà che sapeva trasformare la pietra grezza in un’espressione sublime di arte, potere e spiritualità. Nella quiete del piccolo museo di Mit Rahina, lontano dal clamore delle grandi attrazioni turistiche, il colosso di Ramses continua a irradiare la stessa maestà che incarnava quando vegliava sull’ingresso del tempio di Ptah nella grande Memphis.

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