Le rovine del Ramesseum con i pilastri osiriaci sulla sponda occidentale di Luxor
tempio 🏆 Patrimonio UNESCO 4.6/5

Ramesseum

Il grandioso tempio funerario di Ramesse II, con la celebre statua colossale caduta che ispirò l'Ozymandias di Shelley.

Il Ramesseum: Ozymandias e la Gloria Eterna di Ramesse II

Il Ramesseum, il tempio funerario di Ramesse II sulla sponda occidentale di Luxor, è uno dei monumenti più evocativi dell’antico Egitto. Sebbene parzialmente in rovina, questo complesso monumentale conserva un fascino romantico che ha ispirato poeti e viaggiatori nel corso dei secoli. Fu proprio la vista della colossale statua caduta di Ramesse II a ispirare il celebre sonetto “Ozymandias” di Percy Bysshe Shelley nel 1818, uno dei poemi più famosi della letteratura inglese, meditazione sulla caducità del potere e sulla vanità delle ambizioni umane.

Il nome “Ramesseum” fu coniato dall’egittologo francese Jean-François Champollion, che visitò il tempio nel 1829 durante la sua celebre spedizione in Egitto. In antico egizio, il tempio era conosciuto come “il Tempio dei Milioni di Anni di Usermaatra-Setepenra”, utilizzando il nome regale di Ramesse II, mentre i greci lo chiamarono “Tomba di Osymandyas”, una deformazione del praenomen del faraone da cui deriva il nome utilizzato da Shelley.

Ramesse II: Il Grande Costruttore

Un Regno Eccezionale

Ramesse II, terzo faraone della XIX dinastia, è forse il sovrano più celebre dell’antico Egitto. Il suo regno, durato un’eccezionale sessantasette anni (dal 1279 al 1213 a.C. circa), fu il secondo più lungo della storia egizia. Durante questo periodo straordinariamente lungo, Ramesse condusse campagne militari, firmò il primo trattato di pace documentato della storia con gli Ittiti, generò oltre cento figli e costruì più monumenti di qualsiasi altro faraone, dal tempio di Abu Simbel in Nubia alle aggiunte al complesso di Karnak.

Il Ramesseum fu concepito come il monumento funebre definitivo del faraone, un complesso dove il suo culto sarebbe stato celebrato per l’eternità. La costruzione iniziò nei primi anni del suo regno e proseguì per circa venti anni, impiegando le migliori maestranze dell’epoca e materiali provenienti da tutto l’Egitto.

L’Architettura del Tempio

Il Primo Pilone e il Cortile

L’ingresso al Ramesseum era dominato da un primo pilone monumentale, oggi parzialmente crollato, decorato con scene della Battaglia di Kadesh. Questo scontro, avvenuto nel 1274 a.C. tra l’esercito egizio e quello ittita sulla riva dell’Oronte nell’odierna Siria, fu l’evento bellico più celebrato da Ramesse II, che lo fece rappresentare su numerosi templi in tutto l’Egitto. I rilievi mostrano il faraone sul suo carro da guerra che carica eroicamente il nemico, scene dell’accampamento egizio e la rotta delle forze ittite.

Il primo cortile, il più vasto del complesso, ospitava la statua colossale seduta di Ramesse II, uno dei monoliti più grandi mai scolpiti. Questa statua, alta originariamente circa 17 metri e pesante oltre 1.000 tonnellate, era ricavata da un unico blocco di granito rosa di Assuan. Il suo crollo, probabilmente causato da un terremoto, creò i frammenti che ancora oggi giacciono sparsi nel cortile, offrendo uno spettacolo di fragilità grandiosa che colpisce profondamente il visitatore.

L’Ozymandias di Shelley

È la vista di questa statua caduta che ispirò il celebre sonetto di Percy Bysshe Shelley: “My name is Ozymandias, King of Kings; / Look on my Works, ye Mighty, and despair!” La poesia, scritta nel 1818 senza che Shelley avesse mai visitato il sito, riflette sulla vanità del potere umano di fronte all’inesorabile scorrere del tempo. I frammenti del colosso — il torso riverso, il volto spezzato, le mani enormi — incarnano perfettamente questa meditazione, rendendo il Ramesseum una delle destinazioni più letterarie del mondo antico.

Il Secondo Cortile e i Pilastri Osiriaci

Il secondo cortile è fiancheggiato su due lati da pilastri osiriaci, pilastri contro i quali si addossa la figura del faraone nella posa di Osiride, il dio dei morti, con le braccia incrociate sul petto e i simboli del potere regale in mano. Questi pilastri, sebbene danneggiati, conservano ancora dettagli scultorei di grande qualità e trasmettono una potente impressione di maestà. Le pareti del cortile sono decorate con scene della festa di Min, celebrazione della fertilità e del rinnovamento, e con ulteriori rappresentazioni della Battaglia di Kadesh.

La Sala Ipostila

La grande sala ipostila del Ramesseum, sebbene ridotta a poche colonne ancora in piedi, doveva essere uno spazio di straordinaria imponenza. Quarantotto colonne papiriformi sostenevano un soffitto decorato con un notevole soffitto astronomico, di cui alcuni frammenti sono ancora visibili. Questo soffitto dipinto mostrava le costellazioni, i decani stellari e le figure delle divinità celesti, costituendo una delle più antiche rappresentazioni astronomiche dell’antico Egitto. La luce che filtra tra le colonne sopravvissute crea un’atmosfera suggestiva che evoca l’antico splendore della sala.

Le Sale Interne e il Santuario

Le sale retrostanti, sempre più piccole e oscure man mano che ci si avvicinava al santuario, seguivano il tradizionale schema dei templi egizi: un percorso dalla luce all’ombra, dal caos all’ordine, dal mondo profano al sacro. Il santuario, dove era custodita la statua del culto, è oggi quasi completamente distrutto, ma le sale circostanti conservano ancora rilievi di pregevole fattura.

I Magazzini in Mattoni Crudi

Una delle caratteristiche più distinctive del Ramesseum è il vasto sistema di magazzini in mattoni crudi che circonda il tempio su tre lati. Queste strutture, con le loro caratteristiche volte a botte, servivano per immagazzinare le derrate alimentari, le offerte rituali e i beni necessari al funzionamento del complesso templare. Grano, olio, vino, lino e altri prodotti erano conservati in centinaia di celle strette e allungate, gestite da una burocrazia templare efficiente.

I magazzini del Ramesseum sono tra i meglio conservati dell’antico Egitto e offrono una testimonianza concreta dell’economia templare. Le stime suggeriscono che potessero contenere provviste sufficienti a nutrire migliaia di persone per un anno intero. Queste strutture erano quindi non solo depositi ma veri e propri centri di distribuzione economica, svolgendo un ruolo cruciale nella vita della comunità locale.

Scoperte Archeologiche

Gli scavi al Ramesseum hanno portato alla luce numerosi reperti di grande importanza. Tra i più celebri vi è il papiro Ramesseum, una collezione di testi medici, magici e letterari risalenti al Medio Regno, trovata in una tomba sotto il tempio. Questi papiri sono tra i più antichi documenti letterari egizi conosciuti e includono il cosiddetto “papiro drammatico del Ramesseum”, un testo relativo alla cerimonia dell’incoronazione reale.

Consigli per la Visita

Come Arrivare

Il Ramesseum si trova sulla sponda occidentale di Luxor, a breve distanza dai Colossi di Memnone e dal Tempio di Hatshepsut. È raggiungibile in taxi, minibus o bicicletta dalla riva del Nilo. Il percorso attraversa la campagna egiziana, offrendo scorci pittoreschi sulla vita rurale lungo il fiume.

Orari e Biglietti

Il tempio è aperto dall’alba al tardo pomeriggio tutti i giorni. Il biglietto d’ingresso è separato da quelli degli altri siti della sponda occidentale. Il Ramesseum è generalmente meno affollato rispetto ad altri monumenti, permettendo una visita contemplativa e rilassata.

Tempo di Visita

Un’ora e mezza o due ore sono sufficienti per esplorare il complesso con calma. Dedicate tempo all’osservazione dei frammenti del colosso caduto, dei rilievi della Battaglia di Kadesh e dei magnifici magazzini in mattoni crudi. Se siete appassionati di letteratura, portate con voi una copia dell’Ozymandias di Shelley per leggerla sul posto: un’esperienza indimenticabile.

Suggerimenti Fotografici

I migliori scatti si ottengono dal secondo cortile, inquadrando i pilastri osiriaci con le colline tebane sullo sfondo. La statua caduta merita foto da diverse angolazioni per apprezzarne le dimensioni. I magazzini in mattoni crudi sono particolarmente fotogenici, con le loro volte che creano giochi di luce e ombra affascinanti. Il tramonto offre la luce migliore per fotografie d’atmosfera dell’intero complesso.

Il Ramesseum è un luogo dove la grandezza e la decadenza si fondono in un’armonia malinconica che parla direttamente all’anima del visitatore. Tra i frammenti sparsi del più grande colosso mai scolpito e le mura possenti dei magazzini ancora intatti, si coglie tutta la complessità della civiltà faraonica: la sua ambizione smisurata, la sua raffinatezza artistica e, infine, la sua fragile mortalità di fronte al tempo.

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