La Colonna di Pompeo: Il Monolite Romano più Grande d’Egitto
La Colonna di Pompeo, nonostante il suo nome fuorviante, è uno dei monumenti più iconici di Alessandria d’Egitto e la più grande colonna onoraria romana eretta al di fuori delle capitali imperiali di Roma e Costantinopoli. Con i suoi 26,85 metri di altezza complessiva e un fusto monolitico di granito rosso di Assuan del peso di circa 285 tonnellate, questa colonna domina il panorama del quartiere di Karmouz e rappresenta uno degli ultimi testimoni monumentali della grandezza dell’Alessandria romana.
Eretta nel 297 d.C. sulla collina dove un tempo sorgeva il maestoso tempio di Serapide, la colonna fu dedicata all’imperatore Diocleziano in segno di gratitudine per aver posto fine all’assedio della città e aver distribuito grano alla popolazione affamata. Il nome popolare “Colonna di Pompeo” è frutto di un equivoco medievale dei crociati che, giunti ad Alessandria, attribuirono erroneamente il monumento al generale romano Pompeo, sconfitto e ucciso in Egitto nel 48 a.C.
Storia e Contesto
Il Serapeo: Il Tempio Perduto
Per comprendere la Colonna di Pompeo è necessario conoscere il contesto in cui fu eretta. La collina su cui sorge era un tempo occupata dal Serapeo, il grande tempio dedicato al dio Serapide, divinità sincretica creata dai Tolomei per unire le tradizioni religiose egizie e greche. Il Serapeo era uno dei più importanti complessi religiosi dell’antichità, paragonabile per magnificenza al Partenone di Atene.
Il tempio originale fu costruito sotto Tolomeo III nel III secolo a.C. e successivamente ampliato e abbellito dai romani. Conteneva una colossale statua di Serapide in legno, avorio e metalli preziosi, e ospitava quella che è nota come la “biblioteca figlia” della Grande Biblioteca di Alessandria, una raccolta secondaria di circa 42.800 rotoli di papiro destinata all’uso pubblico.
La Distruzione e l’Erezione della Colonna
Il Serapeo fu distrutto nel 391 d.C. per ordine dell’imperatore Teodosio I, nell’ambito della sua politica di soppressione dei culti pagani. La distruzione fu eseguita dal patriarca cristiano Teofilo di Alessandria e segnò simbolicamente la fine dell’era pagana nella città. Della struttura originale poco sopravvisse alla furia iconoclasta.
La Colonna di Pompeo, eretta quasi un secolo prima della distruzione del tempio, fu risparmiata probabilmente perché dedicata a un imperatore e non a una divinità pagana. La sua sopravvivenza la rende oggi il più importante elemento architettonico superstite dell’antico complesso del Serapeo.
L’Iscrizione Dedicatoria
Alla base della colonna è incisa un’iscrizione in greco che recita: “A Diocleziano, il più giusto degli imperatori, patrono di Alessandria, Postumo, prefetto d’Egitto, ha dedicato questa colonna.” Questa iscrizione ha permesso di datare con precisione il monumento e di smentire definitivamente l’attribuzione a Pompeo, un errore che tuttavia è rimasto radicato nella toponomastica e nella tradizione popolare.
Caratteristiche Architettoniche
Il Fusto Monolitico
Il fusto della colonna è un singolo blocco di granito rosso proveniente dalle cave di Assuan, nell’Alto Egitto. Il trasporto di questo monolite di circa 285 tonnellate per oltre 900 chilometri lungo il Nilo e poi fino ad Alessandria rappresenta di per sé un’impresa ingegneristica notevole. Il fusto misura circa 20,75 metri di altezza e ha un diametro alla base di circa 2,71 metri, rastremandosi leggermente verso l’alto.
La superficie del granito, levigata con estrema cura, conserva ancora la sua lucentezza rossastra nonostante quasi due millenni di esposizione agli agenti atmosferici. Le venature naturali della pietra creano giochi di luce che cambiano con l’angolazione del sole, conferendo alla colonna un aspetto diverso a ogni ora del giorno.
Il Capitello e la Base
Il capitello corinzio che corona la colonna è scolpito nello stesso blocco di granito del fusto, un dettaglio tecnico che aggiunge ulteriore complessità alla realizzazione. Le foglie d’acanto del capitello, sebbene erose dal tempo, sono ancora riconoscibili e testimoniano l’abilità degli scalpellini.
La base della colonna poggia su un piedistallo composto da blocchi di granito e calcare provenienti in parte dal tempio di Serapide, un dettaglio che simboleggia la continuità tra il vecchio e il nuovo. Due sfingi in granito rosa di epoca tolemaica, rinvenute durante gli scavi archeologici, sono state posizionate ai lati della base, aggiungendo un tocco di mistero egizio al monumento romano.
Le Gallerie Sotterranee
Sotto e attorno alla collina della colonna si estende un sistema di gallerie sotterranee che facevano parte del complesso del Serapeo. Queste gallerie, parzialmente esplorabili, contenevano le nicchie per la sepoltura dei sacri tori Apis, il cui culto era stato integrato nella venerazione di Serapide. Le nicchie, scavate nella roccia, conservano ancora tracce delle decorazioni originali.
Le gallerie servivano anche come percorsi processuali per i sacerdoti del tempio, che utilizzavano passaggi nascosti per creare effetti scenici durante le cerimonie religiose, come la presunta “apparizione” miracolosa della statua del dio.
Esplorazioni e Studi
Le Prime Descrizioni
La colonna è stata descritta da numerosi viaggiatori nel corso dei secoli. I crociati medievali la identificarono erroneamente come il luogo di sepoltura di Pompeo, una leggenda che si diffuse rapidamente in tutta Europa. Il viaggiatore arabo al-Idrisi nel XII secolo ne fornì una descrizione accurata, e il diplomatico francese Benoît de Maillet nel XVIII secolo ne misurò per la prima volta le dimensioni con metodi scientifici.
Gli Scavi Archeologici
Gli scavi sistematici dell’area iniziarono nel XIX secolo e proseguirono per tutto il XX secolo. Le scoperte più significative includono le fondamenta del tempio di Serapide, le gallerie sotterranee con le nicchie dei tori Apis, frammenti del rivestimento marmoreo del tempio e statue votive. Il nilometro associato al tempio, utilizzato per misurare il livello delle piene del Nilo, è stato parzialmente restaurato.
L’Area Archeologica
Il Parco Archeologico
L’area circostante la colonna è stata trasformata in un parco archeologico che permette di esplorare le rovine del Serapeo. Blocchi di granito e frammenti architettonici sparsi sul terreno danno un’idea delle dimensioni del tempio originale. Le due sfingi tolemaiche, una in granito rosso e una in granito grigio, sono tra i pezzi più fotografati del sito.
Il parco offre anche una vista panoramica su Alessandria, con il minareto della moschea di Abu el-Abbas visibile in lontananza e il Mediterraneo che fa da sfondo. Al tramonto, quando la luce radente esalta il colore rosso del granito, la colonna assume un aspetto particolarmente fotogenico.
Consigli per la Visita
Come Arrivare
La Colonna di Pompeo si trova nel quartiere di Karmouz, a sud-ovest del centro di Alessandria. È raggiungibile in taxi o con il tram cittadino. La fermata più vicina dista circa dieci minuti a piedi. Le Catacombe di Kom el-Shoqafa si trovano a pochi minuti di cammino e la combinazione delle due visite è fortemente consigliata.
Durata e Periodo
La visita dell’area archeologica richiede circa un’ora. Il sito è all’aperto, pertanto si consiglia di visitarlo nelle ore mattutine per evitare il caldo intenso del mezzogiorno, specialmente nei mesi estivi. Il periodo migliore è da ottobre ad aprile, quando le temperature sono più miti.
Suggerimenti Fotografici
Il momento migliore per fotografare la colonna è al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce calda esalta il colore rossastro del granito. L’angolazione dal basso verso l’alto enfatizza l’imponenza del monumento e crea un contrasto drammatico con il cielo. Non dimenticate di fotografare anche le sfingi e l’ingresso delle gallerie sotterranee.
Combinare le Visite
Dopo la Colonna di Pompeo, visitate le vicine Catacombe di Kom el-Shoqafa, distanti appena 500 metri. Completate la giornata con il Museo Nazionale di Alessandria per ammirare i reperti trovati nell’area del Serapeo e comprendere meglio la storia millenaria di questa straordinaria città.
La Colonna di Pompeo, nel suo solitario splendore, è un monumento alla resilienza della storia. Sopravvissuta alla distruzione del tempio che la circondava, ai terremoti, alle guerre e ai secoli, continua a svettare sulla collina di Alessandria come un faro di memoria, collegando il presente alla grandezza dell’Egitto romano.